La Nebbia la Sera m'avvolse. 

Mi posai leggero tra profumate lenzuola.
Come nube a diriger pensieri e parole.
La nebbia finalmente avvolse i miei occhi,
e leggera fece leggero il mio corpo pesante.

Mi ritrovai ad intrecciar lance e spade,
a cavalcare bruni e veloci destrieri,
a recider fiori in verdi e colorati giardini.

Oh come ricordo la brezza a scompigliar la chioma,
l'abbacinante luce a giocar tra le ombre e le fronde.
A venirmi incontro i mille sfavillanti riflessi,
i brusii, i mormorii dei petali e delle onde spigate.

Non capii come vennero a sgorgar mille e mille lacrime,
a sgorgar via tra le valli dei pensieri assorti.
Infine li vidi allora!
Arrivare al trotto armati, luccicanti in sfavillanti armate.
Mille e ancora pi¨ di mille scuri, neri, bui.
A parar dinnanzi strafottenti e baldanzosi.
A mieter grano con le lance in resta.
A guardare senza occhi, vuoti ed inesorabili.

Come loro i mille e mille pensieri aggrovigliati,
ammassati a voler uscir per primi.
Incontrollabili passioni, amori, ricordi a fuggir lontano.

Immobile in mezzo la pianura li vidi arrivare.
Immobile li vidi uccidere e straziare.
Immobile senza pi¨ anima li vidi. Indicibili.
Immobile con gli occhi al di la del mondo, li vidi.

Dove vai? Niente parole. Niente Dolore.
Non c'erano Draghi in questa sconfinata, immensa pianura.
Solo il lieve, dolce scolpir del vento.
Ignaro.
In intrecciate danze, in vorticose, pazienti, folate.
Ma ignaro.

Come vorrei veder ignaro il mio cuore.
A risvegliar l'animo il mattino s'impegnava.
A non voler socchiuder gli occhi alla luce incipiente.
La mente mia vagava ancor.
In inutili danze di memorie colorate.
E finalmente ignara ed ancor pi¨ nell'eterno ignara,
si destava al giorno, al voglioso giorno.

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