Federico Aldrovandi ed il Rispetto 


Come sempre ci sono notizie che ti colpiscono come un pugno nello stomaco.
Federico Aldrovandi.
Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, agenti di polizia, poco prima delle 6 di mattina del 25 settembre 2005 ingaggiarono una violenta colluttazione con un ragazzo di 18 anni, che stava rincasando a piedi dopo una serata in discoteca con amici.
Collutazione che porto alla morte del ragazzo.
In data 21 Giugno 2012 la Corte di cassazione ha confermato, in maniera definitiva, la pena a tre anni e mezzo per i quattro poliziotti già condannati nei primi due gradi di giudizio.
Come riportato da il l Fatto Quotidiano:

“I poliziotti non avevano davanti un mostro – ha insistito la pubblica accusa di piazza Cavour -, eppure si sono avventati in quattro contro un ragazzo solo. Le condotte assunte dimostrano un grave deficit di diligenza e di regole precauzionali. L’agire dei poliziotti ha trasceso i limiti consentiti”. In quei limiti rientrano il “tentativo di depistare le indagini” denunciato dal pg, i due manganelli rotti nel pestaggio e le 54 lesioni che il medico legale constaterà sul corpo di Federico, “ognuna meritevole di un processo a parte”, come le descrisse il giudice di primo grado Francesco Caruso nelle motivazioni della sua sentenza.

Quindi di assodato vi è una condanna con sentenza definitiva della Corte di Cassazione.

Stamattina a Ferrara, diversi aderenti al Coisp, sindacato indipendente di polizia, in occasione di un dibattito presso il Circolo dei Negozianti, dal titolo:
“Poliziotti in carcere, criminali fuori, la legge è uguale per tutti?”,
hanno pensato bene di organizzare un sit-in sotto le finestre del Comune in cui è impiegata la madre del ragazzo,Federico Aldrovandi, ucciso dai quattro agenti condannati.
Questo ha provocato pure l'intervento del Sindaco di Ferraro, addirittura fatto poi allontanare dai stessi partecipanti al sit-in.
E addirittura la scesa in strada della madre del ragazzo morto con la foto del figlio in direzione dei poliziotti che si sono persino girati mostrando le spalle in totale disprezzo del dolore di una madre.
Mi vengono da fare solo due considerazioni.
Siamo di fronte ad una sentenza passata ormai in giudicato.
Che dei rappresentanti della legge, addirittura disprezzino quanto emesso dalla Corte di Cassazione è inqualificabile, come se, per loro, i fatti contestati non potessero costituire reato.
Ancora di più lo è la mancanza di sensibilità per le sofferenze delle persone che sono state coinvolte.
Per fortuna questi poliziotti NON rappresentano la maggioranza degli agenti di Polizia.

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