Rintocchi lenti. Come di Pioggia. 


Buio. Luce. Tempesta.
Nel nulla il pieno è tutto ciò che resta.
Nettare divino che tintinnante cade.
Che diviene divenendo in nubi rade.
D’ argento il plumbeo si ricopre,
mentre guardo il lume che percuote.
Luce cecante si rifrange in grosse gocce,
come carezze sul volto le rotolanti bocce.

Ancora osservo il cielo ovunque terso e nero,
che di pioggia picchiettante ricopre il cimiero.
Battendo scroscia e insistendo percuote l’ uscio,
e di pensieri ricolma, non più stretti in un guscio.
Tamburellante, forte il vento, si fa strada,
tra rintocchi e fiumi di parole in radura rada.

Un suono, lo stesso a se stesso in me stesso,
odo il cadere ed il levare come di riflesso.
Avanzo quindi con passo nella fredda rugiada,
che sento sulla pelle come ricoperta di giada.
Ho poco tempo, improvviso mi ricordo.
Non ho più pensieri che in me non scordo.



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