Napolitano e il Governissimo. 


La Strada è oramai tracciata.
Lo vado a dire da tempo.
La rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale, dopo un suffragio estesissimo sancisce in maniera eclatante il patto, non detto perché troppo scabroso, tra PD e PDL.
Sicuramente il PD è spaccato.
Sicuramente si spaccherà ancora di più.
Sicuramente la base in gran parte abbandonerà questa classe dirigente ormai stracotta.
Ma l’esigenza di garantire un salvacondotto a Berlusconi prenderà il sopravvento.
Anche per il motivo che altrimenti non si formerebbe alcun governo di grandi intese.
Ora i dirigenti del PD pensano che altra soluzione non era possibile senza causare il dissolvimento del partito.
Pensano anche che tutto sommato Napolitano come Presidente della Repubblica non sia una soluzione malvagia. Anche se ha 87 anni.



Pensano anche di avere il tempo necessario per riconquistare la base del proprio elettorato.
Fare qualche riforma, magari di fondamentale importanza, anche se soggetta a compromessi e pressioni opposte.
Non si rendono conto però che sarà una lenta erosione.
Un continuo sfinimento da parte del PDL, poco per volta, provvedimento per provvedimento.
In questi giorni ho avuto modo di parlare con molti iscritti alla base del PD.
Ho sentito commenti per nulla lusinghieri.
E lo saranno ancora meno nei prossimi giorni.
Ho visto stracciare tessere, fare affermazioni circa l’intenzione di confluire nel movimento di Vendola. O di Grillo.
Il vincitore di Pirro? Sicuramente Berlusconi.
Con lo sfaldamento del Partito Democratico.
Per dirla come direbbe Bersani un Non Partito, dove Democristiani e Comunisti non si sono mai amalgamati. Dove anzi vi è finito un po’ di tutto e di più.
Troppo schizofrenico, diviso, senza ideologie, programmi condivisi, visione unitaria.
E Bersani?
Bhe, è riuscito a vincere e “non vincere” le elezioni.
E poi a non “non distruggere” il Partito Democratico.
Per strada diversi milioni di elettori vaporizzati.



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