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Immaginate di avere che so un fidanzato, un figlio, un amico di vent'anni, coinvolto e deceduto in un incidente autostradale, la cui causa è da imputarsi alla guida sconsiderata di un individuo, ubriaco, appena uscito da una rissa, alla guida di un auto per di più con i fari spenti che viaggi contromano.
Si immagini ancora, che nonostante l'incidente, tale persona, sia solo lievemente ferita, venga ricoverato in ospedale, senza che l'autorità giudiziaria prenda il benché minimo provvedimento restrittivo, con la motivazione che un ferito non abbia possibilità di fuga data la sua condizione.
Si immagini ulteriormente che sempre tale individuo, del tutto indisturbato, lasci l'ospedale in cui è ricoverato, non avendo alcun tipo di obbligo, e diciamo essendo extracomunitario (come dice su "La Stampa" di oggi Massimo Gramellini "non è un'aggravante, ma non può essere neanche un'attenuante"), del tutto indisturbato e faccia ritorno nel suo paese d'origine.
Fantascienza?
No è esattamente quanto accaduto nei giorni scorsi nella vicenda che ha visto coinvolti quattro ragazzi di 20, 21, 24 e 28 anni, deceduti durante lo scontro con un Audi A3 occupata da tre ragazzi di nazionalità albanese, sulla Monticelli-Castelvetro.
Il conducente dell'Audi, Ashim Tola, risultato positivo al test dell'alcool con un livello pari a 1,69, era stato appena respinto insieme agli altri occupanti dell'auto da un locale, e, a fari spenti e contromano, si era lanciato a velocità elevata in direzione di San Pedretto per raggiungere qui un altro ritrovo notturno.
Dopo lo scontro, avendo riportato solo lievi ferite, era stato comunque ricoverato presso l'ospedale di Cremona, e qui, senza che venisse emessa alcuna ordinanza restrittiva nei suoi confronti, dopo qualche giorno è uscito.
La magistratura è fatta di uomini.
Gli uomini, come si sa, possono sbagliare.
Ma che un magistrato che quanto meno ha commesso un atto di leggerezza (e veramente non mi si venga a dire che non c'erano gli estremi per emettere un'ordinanza di custodia cautelare, piantonando la stanza d'ospedale!!!), non subisca nemmeno un provvedimento disciplinare è il massimo.
Non è questione d'interpretazione del codice, è questione di buon senso. Senso comune.
Un magistrato che non ha nemmeno questo, per quanto possano valere le varie interpretazioni (già di per se l'interpretazione di una norma suona assurdo), non può fare il magistrato!
Non è nemmeno facile populismo, ne demagogia, ne voglia di giustizialismo.
Fa solo tremendamente rabbia che in Italia vengano svolti dibattimenti e processi "sul nulla" (vedasi molti casi scoppiati ultimamente dove i veri protagonisti sono gli inquirenti con una fame terribile di voler apparire) e le cose veramente serie vengano trattate con superficialità e disattenzione.


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